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LAPSUS 

Laboraforio di analisi storica 
del mondo confemporaneo 

www.laboratoriolaPsus.it 
info@laboratoriolaPsus.it 

i§ ©as 



'Un mondo senza Wall Street?": 



la rivoluzione neoliberista, la crisi finanziaria 



e la sinistra francese 



a cura deH'Associazione Lapsus 







FRANCOIS 

MORIN 

UN MONDO 

SENZA 

WALL STREET? 



■fPiA, j .kKKVA. 





Sommario 

Introduzione 3 

1. La rivoluzione neoliberista e la crisi: un'introduzione 4 

1.1 Genesi storica 4 

1.2 La crescita delle disuguaglianze sociali 8 

1.3 La crisi oggi 14 

2, II Partito socialista francese e la svolta liberista degli anni Ottanta: cenni storici,.,,17 

2.1 1981-83: ali anni delle riforme 17 

2.2 1983-84: riaore e politica deflattiva 18 

2.3 Conclusioni 20 

3.1 L'analisi del passato e del presente: il mondo con Wall Street 22 

3.2 Costruire un controproqetto: il mondo senza Wall Street 26 

3.3 Le riforme economiche proposte dalla sinistra francese 30 

Biblioqrafia e sitoqrafia qenerale 34 



Introduzione 

Questo breve dossier vuole essere un contributo alle giornate di dibattito che il Laboratorio 
Lapsus ha organizzato per la visita dell'economista francese Frangois Morin, autore del 
libro/manifesto "Un mondo senza Wall Street?". 

All'interno del nostro lavoro abbiamo cercato di sviluppare tre aspetti della necessaria analisi 
storica ed economica di un fenomeno complesso come la crisi che ci troviamo ad affrontare 
oggi. Crisi dai molteplici aspetti e che, nonostante abbia il suo centra nell'economia e nella 
finanza, investe tutti i livelli della vita sociale, politica, ambientale del pianeta. Le tre parti in 
cui il dossier e suddiviso infatti riguardano: 

- una breve ricostruzione storica della rivoluzione neoliberista avviatasi negli anni Settanta e 
che ha conquistato il mondo nei quattro decenni successivi, per giungere poi ad una 
descrizione a grandi linee della crisi scoppiata nel 2008 ("La rivoluzione neoliberista e la 
crisi: un'introduzione"); 

- il ruolo avuto dalla sinistra francese nella diffusione e nell'applicazione delle politiche 
neoliberiste in Europa e in Occidente, in particolare all'inizio degli anni Ottanta ad opera del 
Partito socialista guidato all'epoca da Frangois Mitterand ("II Partito socialista francese e la 
svolta liberista degli anni Ottanta: cenni storici"); 

- infine, il progetto economico e politico di Frangois Morin contenuto nel suo libra e brevi 
considerazioni circa i programmi elettorali della gauche francese in vista delle elezioni del 
2012, legati ad una praticabilita delle riforme proposte da Morin, in caso di vittoria della 
sinistra, in uno dei paesi piu importanti della scena europea ("II progetto economico di 
Frangois Morin e la gauche"). 

Se la forza di un "no" (in questo caso verso una finanza onnipotente e autoritaria) deriva dalla 
capacita di essere anche progetto e programma concrete allora la proposta di Frangois Morin 
rappresenta uno di quei manifesti politico-economici che in Europa stanno nascendo da piu 
parti, in seno ad una sinistra da circa vent'anni ridotta aH'onirismo inconcludente o 
all'appiattimento totale verso I'esistente, e quindi complice dell'attuale disastro economico e 
sociale. 

Come gruppo di studenti (laureandi o laureati) di Storia e giovani lavoratori non possiamo 
esimerci dal cercare di portare il nostro modesto contributo ad un dibattito che riguarda il 
futuro in cui ci troveremo a vivere e di cui potremo renderci protagonisti solo ragionando, 
cercando di comprendere il presente attraverso gli strumenti datici dalla Storia e contribuendo 
a rilanciare I'azione politica come base di qualunque rapporto e fenomeno sociale. 



Associazione Lapsus, marzo 2012 



1. La rivoluzione neoliberista e la crisi: un'introduzione 

L'attuale crisi finanziaria sta mutando definitivamente il mondo come lo abbiamo conosciuto 
fino ad oggi. La discussione circa le riforme piu o meno radicali che e possibile ipotizzare per 
uscirne trova la loro necessaria premessa nella rivoluzione neoliberista. Si tratta di un 
fenomeno complesso, le cui reali implicazioni si rendono solo ora manifeste ad un piu vasto 
settore dell'opinione pubblica, e la cui analisi si riflette sia sull'interpretazione della fase in cui 
ci troviamo che sulla elaborazione di progetti risolutivi. 

In una ricostruzione che voglia essere storicamente corretta, non ci si pud esimere dal 
sottolineare fin da subito un tema di fondamentale importanza, cruciale nel caratterizzare la 
societa contemporanea: la distribuzione sempre piu squilibrata della ricchezza a la crescita 
delle disuguaglianze. Dati e analisi scientifiche dimostrano che tanto la liberalizzazione dei 
mercati e delle economie nazionali quanto la globalizzazione cosl come si e realizzata dagli 
anni Novanta in poi, hanno contribuito a determinare il trasferimento di un'enorme massa di 
reddito dalla maggioranza della popolazione alia minoranza privilegiata che si trova al vertice 
del sistema finanziario. "Una gigantesca redistribuzione di reddito dal basso verso I'alto, 
operata mediante tre strumenti: salari bassi e stagnanti; forte riduzione deH'imposizione fiscale 
effettiva sui redditi piu alti; cospicua riduzione delle imprese effettivamente pagate dalle 
imprese [...] I piu colpiti da tale redistribuzione alia rovescia sono stati i lay orator! dipendenti 
del paese, gli Usa, che della finanziarizzazione e stata protagonista: persone che formano il 90 
per cento della popolazione americana". 1 

Andiamo ora a vedere brevemente le premesse della crisi odierna, cercando di evidenziare i 
principali nodi sviluppatisi tra gli ultimi mesi del 2008 ed oggi. 

1.1 Genesi storica 

L'ultimo decennio della guerra fredda e generalmente considerato il periodo di avvio delle 
radicali trasformazioni neoliberiste. Operanti in primo luogo sul piano economico, dalla portata 
globale, queste vennero introdotte per un verso dalle politiche industriali avviate in Occidente 
e per I'altro dai cambiamenti che andavano profilandosi nelle regole e nella prassi della realta 
finanziaria. 

In che direzione si stava dirigendo I'economia mondiale? 

Innanzitutto si assisteva alia progressiva deindustrializzazione dell'Europa e degli Stati Uniti, 
accompagnata dalla ridefinizione delle basi produttive occidentali, convertite e orientate verso 
i servizi e il settore terziario; parallelamente, la produzione manifatturiera mondiale vedeva 
instaurare i principali stabilimenti in Asia. Cio che si stava verificando era essenzialmente una 
riconfigurazione geografica della produzione, nella fattispecie si poteva osservare il 
trasferimento del potere produttivo ed esportatore dall'Occidente all'Oriente. Tutto questo 



1 Luciano Gallino, Finanzcapitalismo. La civilta del denaro in crisi, Einaudi, Torino 2011, 
pag.80 



comportava inevitabilmente una maggiore liberalizzazione dei mercati e facilitazioni per il 
movimento dei flussi di merci e capitali. 

Altro importante elemento di trasformazione intervenne attraverso la "rivoluzione finanziaria", 
che si sarebbe consolidata negli anni Novanta, fondata essenzialmente su pratiche e dispositivi 
dalla forte carica innovativa: nuove tecnologie informatiche, tecnica contrattuale giuridica, 
nuovi e raffinati strumenti di matematica finanziaria. L'informatica infatti facilito di molto sia le 
transazioni economiche, aumentando la virtualita di quantita sempre maggiori di denaro, sia le 
operazioni borsistiche, accelerandole nei tempi e permettendo di investire quantita superiori di 
capitali. II diritto utilizzato ai fini dell'alta finanza permise invece la costruzione di tanti nuovi 
prodotti finanziari, sempre piu presenti negli investimenti di mercato, la cui invenzione dipese 
solo dall'uso sapiente dei concetti giuridici; infine, la matematica e i suoi modelli cominciarono 
ad essere considerati fonti esatte e assolute di conoscenza, in grado di garantire guadagni 
imponenti e generalizzati, ma soprattutto capaci di garantire un margine di errore 
sostanzialmente nullo. 

I pericoli che si profilavano erano, da un lato, un andamento del mercato fortemente illusorio 
ed erroneo, a causa di investimenti falsati e valutazioni poco veritiere del valore dei titoli; 
dall'altro, una diffusione del rischio all'intero sistema interbancario, dovuto alia nuova pratica 
delle banche di emettere credito con estrema facilita, procedendo poi a "spezzettare" i titoli di 
debito attraverso nuovi prodotti finanziari, per poi distribuirli a un considerevole numero di 
soggetti. Come dicono Massimo Amato e Luca Fantacci in "La fine delta finanza", "La 
cartolarizzazione si configura come una sorta di filiera lunga delta produzione di credito, 
rispetto alia filiera corta del mutuo tradizionale. Anche in questo caso, I'allungamento della 
filiera si giustifica per le economie di scala che ne risultano e che, a loro volta, consentono di 
abbassare il prezzo e di rendere il prodotto (mutuo in questo caso) accessibile a un maggior 
numero di persone. D'altro canto, anche in questo caso, quello stesso allungamento della 
filiera comporta una perdita del rapporto diretto fra produttore e consumatore (di risparmio), 
da cui il carattere del prodotto (credito) dipende in maniera ancor piu decisiva che nel caso di 
altre cose che possono essere considerate prodotte sulle base di ben piu forti ragioni (per 
esempio una mela, una bicicletta o un'acciaieria". 2 

Contemporaneamente, i cambiamenti nell'economia reale e nella finanza furono agevolati 
anche da un'altra "innovazione", introdotta dall'antirivoluzione di fine anni Settanta - inizio 
Ottanta, ovvero la deregolamentazione quasi totale delle transazioni economiche, dei metodi di 
investimento e delle operazioni finanziarie. La cosiddetta "finanziarizzazione deM'economia" 
(soprattutto in Occidente, ma con inevitabili conseguenze globali) si realizzo appunto 
neH'aumento di potere degli investitori istituzionali e dei soggetti che operavano in borsa, 
nell'accresciuta dipendenza della produzione manifatturiera tradizionale e quindi 
dell'occupazione lavorativa dalle vicende della realta finanziaria, completamente slegate da 
qualsiasi controllo o regolamento internazionale. Luciano Gallino, in "Finanzcapitalismo, lo 
espone con rara chiarezza: "Dal 1980 in poi I'economia mondiale e stata intensivamente 
finanziarizzata. In altre parole la produzione di denaro per mezzo di denaro, insieme con la 



2 Massimo Amato, Luca Fantacci, Fine della finanza, Donzelli Editore, Roma 2009, pag.96 

5 



creazione di denaro dal nulla per mezzo del debito, hanno preso largamente il sopravvento, 
quail criteri guida dell'azione economica, rispetto alia produzione di merci per mezzo di merci. 
In effetti la propensione alia speculazione finanziaria ha coinvolto pure molte corporation 
industriali di tutto il mondo". 3 

La produzione materiale, in Occidente sostituita dalla produzione immateriale di servizi e titoli 
finanziari, si trovava ad essere sottomessa alle scelte degli operatori borsistici e dei manager 
d'azienda. I cosiddetti investitori istituzionali (hedge funds, fondi pensione, fondi comuni 
d'investimento ecc.) si moltiplicarono e le operazioni di investimento, finanziate 
prevalentemente dai soldi dei risparmiatori, portarono nel mercato internazionale senza confini 
enormi flussi di capitali in continuo spostamento. Gli investitori istituzionali sono attualmente 
uno dei piu potenti attori economici presenti nella finanza globale, la loro accumulazione di 
capitale, prevalentemente di risparmio, e cresciuta molto col passare del tempo. Sempre 
Gallino, parlando appunto di questo capitalismo che lui definisce "per procura", osserva: "Mai 
tanto potere economico e stato concentrato, per vie legal! e istituzionali, nelle mani di cosi 
pochi individui, come sono I capitalist! per procura; e mai esso e stato esercitato in modo 
altrettanto poco visibile e comprensibile per le popolazioni del mondo su cui ricadono le 
conseguenze delle loro strategie: conseguenze che appaiono positive in una prospettiva 
ravvicinata e per determinati strati di popolazione, mentre risultano sovente inefficient! o 
dannose se le si valuta in una prospettiva piu ampia e si considerano anche altri strati sociali. 
Dissociate, in ogni caso, dalle effettive necessita di investimento dell'economia mondo". 4 
Signori del nuovo mondo della finanza divennero le agenzie del rating, in primo luogo 
americane, addette alia valutazione dei rischi negli investimenti sui titoli. Nate a inizio 
Novecento, nel corso degli anni Novanta il loro potere d'influenza e di pressione sul mercato 
aumentd radicalmente. Queste corporation rappresentano oggi dei centri di potere non del 
tutto trasparenti: le persone che siedono ai loro vertici sono legate ad altre multinazionali e a 
determinate organizzazioni politiche e finanziarie; inoltre, gli stessi criteri di valutazione del 
rating seguono metodi e algoritmi segreti e riservati, sconosciuti dal pubblico e dagli impotenti 
enti di vigilanza e controllo. "Nessuno sa quali siano le informazioni e I criteri con cui le agenzie 
operano e, ancori di piu, quali siano gli algoritmi utilizzati [...] In realta, il sospetto diffuso e che 
le agenzie operino in molti casi con criteri politici, decidendo quando declassare o promuovere 
un titolo qualsiasi in base a calcoli che poco hanno a che fare con la realta finanziaria del 
soggetto certificato. In parte, cib e dovuto alle operosissime parcelle versate dai committenti, i 
quali chiedono di certificare il proprio iivello di solvibilita (e la cosa fu evidentissima nei casi 
Enron e Parmalat) anche per gli interessi collegati. E qui si apre il capitolo assai delicato del 
conflitto i interesse delle agenzie di rating, le quali sono tutto meno che osservatori 
disinteressati del mercato; per capire cid e sufficiente dare un'occhiata alia composizione della 
direzione delle tre agenzie". 5 



3 Luciano Gallino, op. cit, pag.18 

4 Luciano Gallino, Con i soldi degli altri. II capitalismo per procura contro I'economia, Einaudi, 
Torino 2009 e 2010, pag. 47 

5 Aldo Giannuli, 2012: la grande crisi, Ponte alle Grazie, Milano 2010, pag. 259 



6 



Sul versante monetario, gia nel 1971 gli Stati Uniti avevano abolito di fatto il sistema di Bretton 
Woods, sopprimendo la convertibility dollaro-oro e modificando parzialmente il sistema dei 
tassi di cambio fissi. Nel '79, in piena crisi economica, la Federal Reserve avvio una sfrenata 
politica monetarista, rendendo la moneta pari a tutte le altre merci, facendo di conseguenza 
dipendere il suo valore dairandamento del mercato valutario. Nel corso degli anni Ottanta il 
dollaro consolido il suo ruolo storico di moneta di riferimento per il mercato internazionale. Si 
crearono cosl le condizioni per le dure e sotterranee guerre monetarie, nuovamente acuitesi a 
partire dalla crisi scoppiata nel 2008. 

Non a caso all'inizio si e ricordato che gli anni Ottanta corrispondono sul piano geopolitico 
aH'ultimo decennio della guerra fredda. Tutte queste trasformazioni andarono di pari passo con 
la riduzione dello Stato sociale, I'aumento delle privatizzazioni e con il progressive rialzo della 
disoccupazione. "Per loro natura il finanzcapitalismo e I'ideologia che lo legittima, il 
neoliberalismo, sono fieri nemici dei sistemi pubblici di protezione sociale, ovunque esistano 
[...] Entro i sistemi stessi, a cominciare dalle pensioni e dalla sanita, circolano capitali 
dell'ordine di trilioni di dollari o euro. Se si potesse privatizzarli in misura pressoche totale, si 
aprirebbe un terreno amplissimo per le attivita e i profitti di ogni genere di istituzione 
finanziaria". 6 

Cambiarono inoltre le forme stesse del lavoro. Soprattutto a partire dagli anni Novanta, 
I'introduzione al mondo del lavoro e il percorso di ciascun lavoratore in esso avvennero tramite 
nuovi contratti, applicati in nome della flessibilita e della competizione. "Alio scopo di 
massimizzare la quantita di valore estratto /"dalla forza lavoro7 e necessario che un'impresa 
punti a realizzare varie condizioni: pagare il meno possibile il tempo di lavoro effettivo; 
impiegare solamente la quantita di lavoro che e necessaria in un dato momento per compiere 
una data operazione di accertata utilita produttiva; far si che le persone lavorino, in modo 
consapevole o no, senza doverle retribuire; infine minimizzare, e laddove possibile azzerare, 
qualsiasi onere addizionale che gravi sul tempo di lavoro, quali imposte, contributi 
previdenziali, assicurazione sanitaria e simili". 7 

Gia con la fine degli anni Settanta si stava esaurendo la stagione progressista che per quasi 
vent'anni aveva attraversato I'Occidente, in particolare I'Europa: le forze di sinistra, sia 
sindacali che politiche, sembravano impotenti di fronte ad una crisi economica protrattasi dal 
'73 e a cambiamenti globali che non riuscivano a comprendere. Gli orientamenti dell'opinione 
pubblica si spostarono a sostegno di chi sembrava saper gestire meglio la trasformazione in 
atto, promettendo una nuova stagione di benessere collettivo e profitto. Le ultime grandi 
battaglie dei lavoratori si conclusero in dure sconfitte negli anni Ottanta, anche a causa 
dell'incapacita di proporre un'analisi completa, di costruire una risposta politica adeguata e in 
grado di radicarsi. 



6 Luciano Gallino, Finanzcapitalismo. La civilta del denaro in crisi, Einaudi, Torino 2011, pag. 
123 

7 Luciano Gallino, op. cit, pag. 143 



Come ci ricorda Aldo Giannuli, "// neoliberismo oltrepassd presto i limiti di una teoria 
economica, finendo per diventare una delle forme piu radicali di fondamentalismo del nostro 
tempo". 8 



1.2 La crescita delle disuguaglianze sociali 

Alio scoppio della crisi, nel dibattito nato sui media, nell'opinione pubblica e a livello politico, 
sommo e stato lo stupore di fronte a quello che la maggioranza considerava solo un intoppo nel 
perfetto funzionamento di un'economia-mondo tutto sommato sana. In realta, come nota 
Luciano Gallino in diversi studi, "la cosiddetta economia reale da tempo conosceva fallimenti 
assai piu gravi per i destini umani che non quelli del sistema finanziario". La vita sociale di 
miliardi di persone a livello internazionale aveva gia subito le devastazioni causate dalla 
completa liberalizzazione dei mercati, dell'agricoltura e dell'industria e milioni di persone nei 
paesi piu ricchi stavano cominciando a percepire un progressivo peggioramento della propria 
condizione, coperto da un indebitamento sempre maggiore e da uno stile di vita consumista 
che pervadeva ogni piano dell'esistenza individuale. La crisi ha fatto cadere I'inganno e ha 
determinato un'accelerazione nello sfruttamento che da tempo comunque masse enormi di 
persone subivano gia, attraverso uno spostamento enorme del proprio reddito da lavoro nelle 
mani dell'alta finanza. 

Sul piano globale, sono numerosi gli studi e le statistiche di istituzioni internazionali, non 
sospettabili di estremismo, che mostrano il fallimento deU'economia reale gia nel periodo pre- 
crisi. E questo aumento della disuguaglianza e possibile leggerlo anche nella storia piu o meno 
recente di un paese relativamente benestante come I'ltalia, considerata fino a poco tempo fa la 
settima potenza industriale mondiale. 

Ineguaglianze nella societa globale 9 

Niente meglio dei dati puo illustrare inequivocabilmente quali siano stati i profondi mutamenti 
sociali che I'ascesa della finanza ha portato nella societa globale. Secondo I'Organizzazione 
internazionale del lavoro (Oil), tre miliardi di persone hanno effettivamente un lavoro (su una 
popolazione di quasi sette miliardi), ma di esse 1,5 (cinque su dieci) fanno parte deU'economia 
informale. Si definisce economia informale queN'insieme di attivita economiche non pagate 
oppure non definite da una chiara legislazione lavorativa e sindacale. Inoltre 1,3 miliardi di 
lavoratori non guadagnano abbastanza per sollevare se stessi e le proprie famiglie al di sopra 
della soglia di poverta (per un totale di 3 miliardi di persone). 

Quasi un sesto dell'umanita vive in slums (o baraccopoli, favelas, bidonville, tugurios), dove le 
condizioni igienico-sanitarie e di erogazione dei servizi essenziali (acqua, gas, elettricita) sono 
ampiamente insufficienti, quando non assenti. Senza contare il fatto che ammontano a 2.6 
miliardi le persone le cui abitazioni sono prive di questi servizi di base. Occorre poi precisare 



8 Aldo Giannuli, op. cit, pag.25 

9 I dati riportati in questo breve paragrafo sono ripresi in maggioranza dal gia citato libra di 
Luciano Gallino Con i soldi degli altri, in particolare dalla Introduzione / fallimenti 
deU'economia mondo, pag. 5 a 26 



che quanto appena detto vale se si fa riferimento agli standard piu bassi della qualita dei 

servizi, perche se si usasse come parametro la condizione occidentale il numero salirebbe a 4 

miliardi. 

Circa 1,1 miliardi di persone vivono a piu di un chilometro da una qualsiasi fonte d'acqua 

potabile e il consumo idrico pro capite giornaliero si aggira attorno ai 5 litri (mentre in Europa e 

300 e negli Usa 575). 

Oltre un miliardo di persone soffre la fame e il loro numero e aumentato radicalmente tra il 

2007 e il 2008 a causa deU'enorme innalzamento dei prezzi che ha riguardato gli alimenti di 

base. 

Ma e quando ci sia accosta alle disuguaglianze in materia di reddito che le cifre fotografano 

una situazione davvero impressionante: il rapporto tra il 20% piu benestante e il 20% piu 

povero della popolazione mondiale e di 90:1; i venti uomini piu ricchi del pianeta posseggono 

una ricchezza pari a quella del miliardo piu povero. Negli stessi paesi ricchi, come Usa o Italia, il 

10% piu ricco possiede circa la meta della ricchezza nazionale, mentre il 90% possiede I'altra 

meta. Sempre per quanto riguarda il reddito, vale la pena riportare ancora due numeri per 

mostrare cosa significa concretamente il trasferimento di reddito dal basso verso I'alto: negli 

Usa, nel periodo 1973-2005, il reddito pro capite in termini reali del 90% della popolazione 

americana e passato da 31 000 dollari annui a un po' meno di 30 000; quello dell'1% piu ricco 

e aumentato da 375 000 a 1 200 000 dollari. 

Tra la forza lavoro attiva si possono contare circa 220 milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni, di 

cui 5 in Europa occidentale e orientale. E molti ritengono che siano fortemente sottostimate sia 

la poverta che le disuguaglianze, a causa dei parametri utilizzati dalla Banca mondiale e dagli 

altri istituti internazionali. Se la metodologia con cui vengono pensati questi indici cambiasse 

(ad esempio, I'Oil nel 2007 aveva avviato una ricerca per costruirne uno diverso), i numeri 

salirebbero ulteriormente. 

Come dice Gallino, "stanno aumentando fortemente le disuguaglianze inter-nazionali come 

quelle intra-nazionali"; i cosiddetti "lavoratori poveri", ovvero le persone che pur essendo 

occupate stabilmente percepiscono salari pari al 50% o meno del salario medio, erano in 

aumento gia prima della crisi in tutti i paesi avanzati. 

La crisi non pub far altro che aggravare questa situazione, la quale pero si e venuta a 

determinare nei tre decenni precedents 

La storia recente del reddito in Italia 10 

Nel grafico 1.1 che segue (realizzato in una ricerca da Lamberto Aliberti, gia Ceo del Maspa) e 
riassunta la storia recente della distribuzione del reddito in Italia, dal 1974 al 2004: il 
trentennio del trionfo neoliberista, a tre anni dallo scoppio della crisi. Definito come "Top" il 
primo 10% dei contribuenti, per ricchezza, e "Bottom" il restante 90%, il segmento Top e a sua 
volta suddiviso in sei fasce, in cui quella piu ricca e definita "Top 0.001-100%" (circa 4700 
persone nel 2004). Come dice Aliberti, "la differenza dei valori rende il diagramma opaco, ma 



10 Per un lettura globale e I'approfondimento dello studio portato avanti da Lamberto Aliberti, 
rimandiamo agli articoli e alle analisi pubblicate sul sito www.covodeqlieretici.it 



I'irresistibile ascesa dei super ricchi, dal 1983, prende la massima evidenza, come si 
percepisce che le dinamiche positive sono proporzionali alia posizione in classifica del 
segmento e i bottom sono pressoche fermi". 



Grafico 1.1 



Jr//s/r/Mm* MroNtak 



valori assoluti: in Euro 2004 



euro 2004 


Italia reddito medio 


Bottom 93% Top 10-5% Top 5-1 % Top1-05% 
lopJ>U.1* lopU.I-LUIfc lopl.U1-1lU7o 




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mma opaco, ma I'irresistibile ascesa dei su 
prende la massima evidenza, come si percepisce che le dinamiche positive sono pro 
posizione in classifica del segmento e i bottom sono pressoche fermi. 



Per entrare nel particolare, seguiamo Aliberti nella sua analisi della differenziazione di reddito 
interna ai due segmenti, Bottom 90% e Top 10%: "Graficamente occorre separare i segmenti 
perche i valori sono cosi sbilanciati verso I'alto, i piu ricchi, da appiattire irrimediabilmente gli 
altri. Consideriamo prima il 99% dei contribuenti, fatto di 3 gruppi. La regolarita e notevole: 
crescita per tutti; tanto piu accentuata quanto il segmento e vicino alia cuspide della piramide. 
Per cui i Bottom 90% sono nel complesso caratterizzati da una calma quasi piatta, salvo il 
periodo iniziale; di conseguenza si pud affermare che dall'alto al basso e in atto un netto 
distanziamento, con I'eccezione degli anni iniziali 1974-1982; nell'intero arco temporale sono 
comunque i piu ricchi a profittare meglio della crescita. 



10 



sin,. JOM 


Italia reddito medio 99% 


BuLLUM 30% TUfJ 1 0-5% 
Top 5-1 % 




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50000 - 












































45000 - 












































40000 - 












































35000 - 












































30000 - 










































25000 - 












































20000 - 












































15000 - 
10000 - 
































































■^nnn 
























anno 1974 1977 1980 1983 1986 1989 1992 1995 1998 2001 2004 



II discorso fatto prima non cambia di una virgola e pud essere qui meglio apprezzato. Basta 
soffermarsi sull'elite, su quella frazione di 1 contribuente su lOmila, per cogliere: Distanza 
dagli altri, a partire dai piu vicini nella classifica generate, considerevole e in marcato aumento; 
Accelerazione crescente dopo il decennio iniziale, pur con una pausa finale" 11 . 



euro 2004 


Italiaredclito medio 1% 


Topl-D.5% Top D. 5-0.1% 
— ICipU.1-J.U17i iopu.ui-iuu% 


04 


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1100000 - 
1000000 
900000 - 

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finnnnn 






















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500000 - 
400000 - 
300000 - 
200000 - 
























































































100000 - 

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anno 1 £ 


74 1977 1980 1983 1986 198S 1992 1995 1998 2001 20 



11 Lamberto Aliberti, 3 - Italia. Storia della distribuzione del reddito dal 1974 al 2004, in Covo 
degli eretici, 30 novembre 2011 



11 



Altro grafico (1.2), che riprende in parte quanto detto a proposito della differenza di crescita del 
reddito negli Usa nel periodo 1974-2005, relativo sempre alia societa italiana: fino al 1994 la 
crescita dei diversi segmenti e proporzionalmente uguale, ma da quell'anno in poi lo 0,001%, i 
super ricchi, conoscono un incremento straordinario della loro ricchezza reale (quasi tre volte), 
mentre la maggioranza dei Bottom conoscono una crescita solo di mezza volta: 



Grafico 1.2 





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1974 


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Italia reddito medio Top 0.5-0.1% —Top 0.1-0.01% Topo.01-100% 






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Fino al 94 i 7 segmenti viaggiano di conserva, poi prevale la ragione dei piu ncchi, con una crescita 






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A proposito della crescita della ricchezza dei singoli segmenti, Aliberti spiega: "La possiamo 
apprezzare meglio, uguagliando a 100 I' anno iniziale, cui rapportiamo tutti gli altri: diventa 
decisamente diseguale a partire dal 1994; il segmento Bottom 90% guadagna piu di tutti tra il 
1974 e il 1986; gli incrementi si allineano fra il 1986 e II 1994; il segmento Top 10-5% e per un 
pezzo, molto piu lento a crescere, quindi allineato al Bottom 90%; insomma, i Top veri, quelli 
che stanno diventando i padroni del vapore, sono dentro il 5% del totale dei contribuenti. In 
sostanza chi e partito davanti, nel primo 5% della ricchezza, dopo una dozzina d'anni ha 
cominciato a correre di piu e ha distanziato ulteriormente tutti gli altri". 12 



12 Lamberto Aliberti, op. cit. 



12 



Osserviamo ora il grafico 1.3, in cui viene rappresentata la distanza Top-Bottom e le profonde 
differenze presenti anche all'interno del 10% piu ricco: dati i Bottom a livello 0, i quattro 
segmenti inferiori distano tra le 3 e le 12 volte, il secondo quasi 30, mentre lo 0,01% supera le 
100. Gli anni Novanta sono il decennio di piu prepotente ascesa dei super ricchi. 



Grafico 1.3 
































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Da questi tre studi, risulta evidente che la realta del 10% piu ricco, e nella sua gerarchia 
interna tra lo 0,01% di super ricchi, e la condizione del 90% della popolazione prendono due 
strade sempre piu differenti a partire dalla meta degli anni Ottanta, per poi radicalizzarsi nel 
corso dei Novanta e dei primi Duemila. Le riforme neoliberiste hanno costituito statisticamente 
un furto per la maggioranza dei cittadini italiani. Concludiamo con le parole di Lamberto 
Aliberti, il quale, commentando variazioni e differenze reddituali nella popolazione Usa e in 
quella italiana, nota come "ne Bush ne Berlusconi hanno inventato niente, basta guardare i 
diagrammi della distribuzione del reddito del periodo [1993-2004] per scoprire che rispetto al 
precedente non cambia niente del tutto: la formazione, o meglio, il robusto consolidamento di 



13 



una larghissima forbice tra superricchi e il resto della gente e I'esatta continuazione di un 
processo, il cui innesco data dall'inizio degli anni '80". 13 

1.3 La crisi oggi 

Quella con cui bisogna fare i conti e una crisi finanziaria, per niente legata a una presunta 
sovrapproduzione stile '29 14 . La sua causa e da ricercarsi nell'insolvenza, nell'incapacita dei 
soggetti debitori di ripagare il prestito elargito dai creditori; tuttavia, la responsabilita e proprio 
di questi ultimi, per lo piu banche che nell'ottica di ottenere maggiori profitti riducendo il 
proprio rischio hanno introdotto un sistema di prestiti estremamente facilitato, accessibile 
anche a chi non avrebbe potuto permetterselo. I famigerati mutui subprime, utilizzati 
soprattutto nel mercato immobiliare, rappresentano un modello applicato per soddisfare le 
esigenze consumistiche della popolazione americana, che ha vissuto per poco piu di vent'anni 
ben al di sopra dei propri mezzi. II principio secondo cui i creditori avrebbero dovuto ridurre il 
rischio di insolvenza e quello gia accennato precedentemente delle cartolarizzazioni, ossia la 
divisione e strutturazione dei pacchetti di debito in sofisticati prodotti finanziari, contenenti 
titoli "tossici", che attraverso la distribuzione nel sistema bancario, garantita dalla valutazione 
positiva delle agenzie di rating, almeno fino a un certo punto, hanno determinato la diffusione 
della crisi di solvibilita all'intero sistema. La speculazione finanziaria e il soggetto principale che 
ha "dopato" i titoli immobiliari fino alPinverosimile nel 2007-2008 e che attualmente sembra 
aver diretto le sue mire verso il mercato delle materie prime. Effetto inevitabile della 
deregolamentazione economica, la speculazione esprime I'azione di quel potere incontrollabile 
e piu o meno nascosto, composto da piu soggetti, che influenza, falsandolo, I'andamento della 
borsa e determina il fallimento di banche e imprese. 

Le iniziative delle istituzioni economiche internazionali e dei governi aH'indomani dello scoppio 
della bolla sembravano andare verso un maggior controllo pubblico e una regolamentazione 
globale delle operazioni finanziarie. Purtroppo, cos! non e stato e gli ingenti finanziamenti 
statali a sostegno dei principali gruppi bancari in crisi e a rischio insolvenza sono serviti 
unicamente a restituire forza e tempo a chi la bolla e il comportamento anomalo del mercato li 
aveva effettivamente causati. 15 

Nel corso del 2009-2010 un altro fronte di fragilita si e aperto drammaticamente: quello dei 
debiti sovrani degli stati, che al momento pare rappresenti il cuore del problema. Nell'inverno 
2008-2009 lo Stato si e ritrovato a dover gestire, oltre al proprio debito pubblico, anche i debiti 
dei privati, trovatisi cos! improvvisamente alleggeriti da un peso che li avrebbe affondati. 
Inoltre, la diversa composizione del debito sovrano (aggregato del debito di piu soggetti sociali) 
fa si che questo aumenti a tal punto da rendere difficile I'emissione di nuovo debito; cio 
determina la necessita di ricompensare gli investitori con tassi di interesse piu elevati per 
indurli a comprare altro debito, causando pero una competizione tra i rendimenti in aumento e 
i tassi di interesse su altri investimenti, spingendo cosl al rialzo il costo deH'indebitamento per 



13 Lamberto Aliberti, op. cit. 

14 Giulio Sapelli, Non e il '29, in Aspenia, n.43, pp. 94-96 

15 Riccardo Sorrentino, // mondo alia ricerca di un nuovo ordine, in // Sole 24 Ore, 29 agosto 
2010 



14 



tutti gli altri attori economici. La crisi greca e quella irlandese, la fragilita finanziaria americana 
(strettamente intrecciata con le politiche cinesi), dimostrano come il fronte del debito sia 
scoperto e il rischio di crack sia piu presente che mai. Dentro tale discorso, va poi analizzato il 
particolare debito statunitense, che vede una forte esposizione verso investitori esteri (le quote 
di Cina e Giappone messe insieme superano quelle detenute dalla FED) 16 : soprattutto i cinesi 
non sembrano disposti a rifinanziare all'inf inito i propri avversari e potrebbero cercare diversi 
modi per liberarsi pian piano di quello che sul lungo periodo potrebbe rivelarsi un peso, 
indebolendo nel contempo la posizione gia compromessa degli americani. 

Altro punto fondamentale da prendere in seria considerazione e I'aumento anomalo dei costi 
delle commodities, intorno alle quali si sta creando probabilmente una nuova bolla speculativa 
che potrebbe avere conseguenze drammatiche suN'economia reale; soprattutto per quanto 
riguarda i beni alimentari (dopo le rivolte per fame di numerosi paesi africani nell'autunno 
2008, anche i moti nordafricani iniziati nel 2011 possono essere letti alia luce deN'aumento dei 
prezzi dei beni nutrizionali primari), anche se non vanno assolutamente trascurate le 
dinamiche concernenti gli elementi rari, utilizzati per le nuove tecnologie digitali (rame e 
lantanoidi principalmente) 17 . 

Infine, lo scoppio della bolla immobiliare a Dubai e I'affluenza sempre maggiore di capitali 
verso i mercati asiatici, con grossi rischi di speculazione e di nuove bolle, dimostrano che il 
problema non e solo occidentale, ma globale. La Cina in particolare conosce oggi un grosso e 
concreto rischio di ritrovarsi in una situazione simile a quella vissuta dagli Usa a fine 2008, 
quando e esplosa la bolla edilizia, se non anche piu grave in termini quantitativi. L'incertezza 
aleggiante attorno alia reale entita riguardo I'indebitamento degli enti locali 18 - esposizione 
finanziaria emessa in larga parte in modo irregolare o addirittura illecito - va ad inserirsi in un 
contesto entro il quale le stime di crescita annuali del PIL hanno subito un drastico taglio, 
scendendo addirittura sotto la soglia dell'8% 19 (considerata quota limite, sotto la quale 
I'economia cinese rischia di non riuscire a finanziare I'occupazione pubblica). 
A questo punto, e necessario sottolineare che le conseguenze piu drammatiche si riflettono 
fortemente proprio suH'economia reale: i dati emessi dai principali istituti economici 
internazionali e dalle banche centrali di diversi paesi, da quando e scoppiata la crisi, sono 
concordi nell'individuare un costante aumento della disoccupazione e una difficolta sempre 
maggiore a introdurre stabilmente nel mondo del lavoro i giovani e gli inoccupati. Le politiche 
occupazionali dei governi occidentali si sono basate sui nuovi contratti flessibili, inizialmente 
ispirati al modello nord europeo, ma i cui risultati non si dimostrano sufficienti in un sistema 
economico diverso, come quello dell'Europa mediterranea. Inoltre, I'Europa patria dello Stato 
sociale sembra essersi avviata all'unisono verso un ridimensionamento del welfare, a causa 
della scarsezza di risorse e dei costi ritenuti eccessivi. Bisogna poi considerare il costante 
flusso di immigrati verso I'Europa che sta consolidando le nostre societa in senso multietnico; 



16 http://innovation.cq.com/media/debt_components/ 

17 Aldo Giannuli, 2012: la grande crisi, Ponte alle grazie, Ml, 2011, pp. 338-348 

18 Luca Vinciguerra, A rischio 65 miliardi di debito locale in Cina, in // Sole 24 Ore online, 5 
gennaio 2012 

19 http://www.linkiesta.it/cina-previsioni-crescita 



15 



se non adeguatamente e razionalmente gestita, la convivenza multiculturale pub 
rappresentare un grosso problema, non solo sociale, ma anche economico. In Italia in 
particolare questa serie di problemi si presentano in forme piu radicali a causa del generale 
arretramento deN'organizzazione del lavoro e deH'immobilita della classe politica. 
Mancata riforma della finanza in senso regolamentativo; incapacity di far fronte al potere della 
speculazione e alia crisi del debito; polveriera sociale composta da disoccupazione, instability 
lavorativa giovanile e immigrazione; anomala crescita del valore delle materie prime e del 
mercato immobiliare in altri paesi emergenti (Cina in testa). Tutto cio rappresentano i punti 
imprescindibili per un'analisi globale e meno incompleta possibile delle cause e delle 
conseguenze economico-finanziarie della crisi. 



16 



2. II Partito socialista francese e la svolta liberista degli anni Ottanta: cenni 
storici 



I francesi che festeggiarono I'elezione del primo - e finora unico - presidente socialista della 
Quinta Repubblica il 10 maggio del 1981 si aspettavano un cambiamento radicale. Aria fresca, 
che doveva portare a una maggior uguaglianza sul piano economico e sociale. Tutte queste 
attese furono smentite di II a due anni, quando il PS cambio decisamente rotta sulla politica 
economica, finendo con I'allinearsi alle rinnovate tendenze neoliberiste, peraltro gia 
decisamente affermate negli Stati Uniti, sotto la presidenza Carter, e in Gran Bretagna con i 
governi della "lady di ferro" Margaret Thatcher. Non sara inutile dunque, prima di passare ad 
analizzare le proposte avanzate da Morin, tratteggiare un quadro storico in merito alia gestione 
politica deU'economia che il PS ha attuato durante gli anni Ottanta, partendo dai primi 
interventi di Mitterrand per arrivare fino alia svolta liberista. 

2.1 1981-83: gli anni delle riforme 

L'arrivo all'Eliseo di Francois Mitterrand, nel 1981, fu accompagnato da grandi promesse e 
progetti di riforma ambiziosi. Gli anni Settanta dal punto di vista economico erano stati 
caratterizzati dalle crisi energetiche del 1973 e del 1979: le idee del PS si calavano dunque in 
un contesto tutt'altro che semplice da prevedere, con i dubbi e le perplessita che 
accompagnavano il tramonto dell'idea che il progresso potesse essere potenzialmente infinito. 

La politica economica del neopresidente tese ad applicare il cosiddetto Programme commun 20 , 
un prospetto di riforme siglato nel giugno del 1972 dal Partito socialista, dal Partito comunista 
e dai Radicali di sinistra. Ideato come una sorta di sillabo, il Programme commun aiuto non solo 
lo sviluppo di alcune linee guida per I'insieme delle sinistre in caso di vittoria elettorale, ma 
anche una piu marcata unione politica, che ebbe come effetti ad esempio la presentazione di 
un unico candidato alle elezioni del 1974 (lo stesso Mitterrand) e la conquista della 
maggioranza delle municipalites in quelle del 1977. L'idillio duro pero ben poco, dato che al 
primo turno delle legislative del 1978 il PCF e il PS si presentarono con due liste separate, 
effetto da un lato della pressione del Partito comunista che spinse per una maggiore radicalita 
del programma, e dall'altro delle perplessita che anche in seno al PS si nutrivano riguardo alle 
indicazioni di Mitterrand. Ciononostante, fu proprio in questa tornata elettorale che il PS 
ottenne per la prima volta un risultato superiore a quello del PCF, dato che venne interpretato 
come una fiducia nei riguardi del programma di riforme. 

Tra i progetti del Programme commun vi si poteva distinguere questa serie di proposte: 



20 http://bataillesocialiste.wordpress.com/documents-historiques/1972-06-le-proqramme- 
commun/ 



17 



Riduzione del tempo di lavoro e aumento dei salari 

Regolamentazione del mercato e nazionalizzazione delle grandi industrie 
Maggior decentramento delle istituzioni statali 
Lotta alia disoccupazione 

Una "politica di pace", che prevedeva I'abbandono del nucleare, la riduzione del 
servizio di leva obbligatorio a sei mesi, e la dissoluzione di NATO e Patto di Varsavia, 
al fine di stemperare le tensioni internazionali dovute alia guerra fredda 
• Riforma profonda del sistema scolastico 



Questi punti fondamentali furono integrati nel programma della campagna elettorale di 
Mitterrand entro un testo politico informalmente denominato 110 propositions pour la France 21 , 
una lista di proposte di governo per rilanciare la Francia. Le riforme principali attuate dai 
socialisti nei primi due anni di presidenza Mitterrand furono: 



• Incremento del 10% sul salario minimo dei dipendenti pubblici. Incremento degli 
assegni di mantenimento per la famiglia e dei canoni di locazione del 25% 
Abolizione della pena di morte 
Introduzione di un'imposta patrimoniale 
Nazionalizzazione di diverse banche e gruppi industriali 
Settimana lavorativa fissata a 39 ore 
Retribuzione della quinta settimana di ferie 
Estensione di diritti dei lavoratori dipendenti (loi Auroux) 
Prima legge sul decentramento amministrativo 
Depenalizzazione del reato di omosessualita 



Confrontandole con il testo integrale delle 110 propositions, si puo notare come Mitterrand 
abbia mancato, o attuato solo in parte, i punti programmatici che erano stati fissati durante la 
campagna elettorale. 

2.2 1983-84: rigore e politica deflattiva 

La svolta a sinistra della politica economica francese risulta pero disastrosa: tra il 1981 e il 
1983 il franco fu svalutato 3 volte, la spesa pubblica lievito e si ebbe un'ingente fuga di 
investimenti dalla Francia (tra il 1981 e il 1983 -2,6%) 22 . La politica economica volta a superare 
il secondo shock petrolifero ebbe lo stesso risultato di quella predisposta dopo il 1973: fuga di 
capitali e forte inflazione. Soprattutto due furono i fattori che pesarono sul fallimento di questa 



21 http://www.lours.org/default.asp7pid = 307 

22 Fonte INSEE {Institut national de la statistique et etudes economiques) 



18 



linea: in primo luogo, con le misure volute da Mitterrand la Francia andava controcorrente 
rispetto alle politiche neoliberiste che si erano diffuse nei primi anni Ottanta; in secondo luogo, 
le correzioni atte a fermare I'emorragia arrivavano solamente dopo un anno, in deciso ritardo 
rispetto al dovuto. 

Fu in questo periodo che il Partito socialista si fece interprete di uno slittamento ideologico 
profondo, che porto all'abbandono della piattaforma critica nei confronti del capitalismo e 
all'adozione di posizioni marcatamente liberiste. 

Nei giugno del 1982 il governo approvo un blocco dei prezzi, per cercare di contenere 
I'inflazione (nei 1981 tocca il 13, 4%) 23 , oltre ad impostare una nuova svalutazione del franco 
nei tentativo di rilanciare le esportazioni, penalizzate soprattutto dalla competizione col marco 
tedesco. Ma era oramai chiaro che la Francia non poteva piu permettersi di continuare una 
politica di svalutazione continua del franco restando alio stesso tempo legata al sistema 
monetario europeo. L'idea dell'uscita dallo SME, guardata con discreto interesse da Mitterrand, 
dati i legami con gli industriali, non convinceva pero gli esperti di economia legati al presidente 
che lanciarono il proprio monito attraverso il "Manifesto Guigou" (da una delle redattrici, 
Elisabeth Guigou), scritto che sottolineava i rischi di un'eventuale uscita: il deprezzamento del 
franco nei confronti del dollaro e una crescita incontrollata del debito estero. Mitterrand rispose 
positivamente a queste esortazioni, in un momento nei quale la Francia si apprestava ad 
ospitare il G7 a Versailles, delicato per le relazioni internazionali francesi. L'idea di una politica 
insubordinata rispetto ai dettami europei rischiava di diventare controproducente per 
1'immagine del Paese. 

II colpo di grazia lo assestarono pero le elezioni municipali del marzo 1983, dove il PS vide 
I'opposizione riprendersi oltre trenta grandi comuni, tra cui Parigi (nella quale fu riconfermato 
Jacques Chirac, futuro Presidente della Repubblica). Messo sotto pressione dalle elezioni e dai 
partner europei, che chiedevano a gran voce una ripresa decisa dell'economia francese, il 
governo socialista decise di non rompere con I'Europa, aprendo, dopo un rimpasto di governo, 
una politica di rigore chiamata tournant de la rigueur. 

I protagonisti della svolta liberista furono personality importanti del partito: Pierre Mauroy, 
primo ministro; Jacques Delors, ministro delle Finanze e critico nei confronti delle 110 
propositions con le quali Mitterrand aveva vinto le elezioni; Jacques Attali, stretto consigliere 
del presidente; e Pierre Beregovoy, segretario generale dell'Eliseo, estensore delle 110 
propositions e dunque, in teoria, ostile alia svolta - ma in realta si adattera molto bene a 
questa nuova impostazione economica. 24 II ristretto gruppo teorico di questa svolta denota 
come il messaggio non fosse solo legato alle idee di Mitterrand, ma che qualcosa di nuovo 
stava guardando verso una certa sinistra moderata, pronta a sganciarsi dalle passate impronte 
politiche per intraprendere un vera e proprio processo di adeguamento alle spinte di quegli 



23 http://france-inflation.com/qraphique-inflation-depuis-1901.php 

24 Sara Gentile, Mitterrand: il monarca repubblicano, FrancoAngeli, Ml, 2000 



19 



anni, basate su politiche fortemente orientate alia deregolamentazione del mercato, a una 
maggior globalizzazione e dipendenza della politica interna da quella sovranazionale. 

Attali commentera con parole confacenti alia situazione: "On reprend ce qu'on avait donne en 
Juin 1982. " 25 Infatti la svolta de rigueur - termine che poco utilizzava Mitterrand, il quale 
preferiva locuzioni quali "I'effort pour le redressement national" 26 e "modernization de 
I' industrie" 21 , cercando di attenuare I'effetto negativo sulla cittadinanza - vedra la quasi totalita 
delle aziende e banche, nazionalizzate due anni prima, nuovamente privatizzate, e una parziale 
deregulation del mercato. Nel marzo 1984 28 il governo si vide costretto a ritirare il progetto di 
riforma dell'istruzione, che prevedeva I'inglobamento deN'insegnamento privato neH'ambito di 
un grande servizio pubblico unificato, sotto la pressione del movimento degli insegnanti 
(portando alle dimissioni di Pierre Mauroy). Senza dimenticare i cambiamenti apportati alle 
politiche sulla disoccupazione e a quelle in merito alia precarieta lavorativa, salutata come una 
ventata di flessibilita nel mondo del lavoro. 

2.3 Conclusioni 

Mitterrand riuscira, alle elezioni del 1988, a farsi rieleggere come Presidente della Repubblica, 
cercando pero I'equilibrio istituzionale attraverso due decisioni fondamentali: la prima fu di 
nominare primo ministro Michel Rochard, il suo storico antagonista; la seconda di inserire nella 
squadra di governo non solo socialisti, ma anche tecnici e parlamentari provenienti dalle fila 
dei partiti di centre La coabitazione - precisamente la seconda, mentre la prima era andata in 
scena durante il primo settennato con I'incarico di Primo ministro affidato a Jacques Chirac - 
duro poco, ma fu emblematica nell'inquadrare la trasformazione interna al Partito socialista, 
che nel giro di neppure sette anni passava dall'avere quattro ministri provenienti dalle fila del 
PCF alia collaborazione di governo con I'opposizione (in alcuni casi al limite del ridicolo, come 
ad esempio dopo le elezioni legislative del 1993, quando il centrodestra ottenne addirittura 
l'85% dei seggi in seno aN'Assemblea nazionale) 29 . 

Gli anni dell'esperienza socialista in Francia furono fondamentali, soprattutto se legati al 
contesto globale di quegli anni. E stato citato piu volte il fatto che la cosiddetta svolta 
neoliberista abbia avuto forte impulso dai Paesi anglosassoni, ossia da Inghilterra e Stati Uniti. 
Ma I'analisi dell'operato di Mitterrand denota come uno dei momenti di rottura piu significativi 
sia da ricercare proprio nella Francia, nazione in cui la cultura di sinistra era particolarmente 
ben radicata (non bisogna dimenticare che il PCF era il secondo partito comunista dell'Europa 
occidentale, secondo solo a quello italiano). 

La fiducia con cui Mitterrand e i suoi sostenitori guardavano al Programme commun si era 
andata rafforzandosi soprattutto dopo il secondo shock petrolifero del 1979. Si contava su un 



25 "Si riprende quello che si era dato nel giugno 1981." 

26 "Sforzo per il reindirizzamento nazionale" 

27 "Modemizzazione dell'industria" 

28 Jean-Paul Visse, La question scolaire 1975-84: evolution et permanence, Septentrion, 1995 

29 http://fr.wikipedia.Org/wiki/Fichier:Assembl%C3%A9e_nationale_Xe_l%C3%A9qislature.pnq 



20 



cambiamento profondo, che coinvolgesse non solo I'ambito puramente economico, ma anche 
la societa nel suo complesso. Le misure liberiste, ritenute insufficient! perche realizzabili 
soltanto partendo esclusivamente da un punto di vista economico, sembravano distanti anni 
luce dall'indirizzo del PS: ma nel tentativo di costruire un approccio da sinistra all'economia di 
mercato e al capitalismo, cercando di mantenere gli equilibri con gli impegni internazionali, di 
fatto la strada fu aperta a misure di austerita molto severe. Non e un caso che dopo il 1984 per 
i socialisti il discorso si sia fatto sempre piu insidioso: il passaggio a una certa cultura 
governativa di mantenimento del potere mise in luce tutti i contrasti che sussistevano fra i 
bagliori delle iniziali intenzioni e la realta di un contesto che andava trasformandosi verso 
un'altra direzione. E nel momento in cui ci fu da compiere scelte vincolanti - come ad esempio 
I'uscita o meno dallo SME - Mitterrand decise di mantenere intatte le istanze di un capitalismo 
che si preparava ad una nuova offensiva neoliberista. 

"Rinuncia" e il termine con cui piu spesso I'estrema sinistra ha tacciato la politica del 
compromesso del PS, colpevole di aver disatteso le aspettative di chi desiderava un 
cambiamento radicale, mentre il risultato fu soltanto un'effimera parentesi. 

Parentesi ancor piu breve di quanto si possa immaginare, in quanto il passaggio a politiche 
apertamente neoliberiste non comincio direttamente nel 1983, ma fu frutto di un processo 
articolato. II Plan Delors, ossia tutti i provvedimenti deflattivi del giugno 1983, non furono altro 
che il prolungamento delle azioni di governo dell'anno precedente. La politica per una 
maggiore flessibilita lavorativa e quindi per la crescita della precarieta ebbe il suo compimento 
nel 1984, quando gia si era avviata la prima coabitazione fra Mitterrand e Chirac. 

II progetto politico socialista in Francia, dunque, si e intrecciato in modo profondo con la 
traiettoria neoliberista degli anni Ottanta; e come molti commentatori francesi hanno notato, 
forse per Hollande non e un bene accostarsi nei modi e neH'impostazione della propria figura 
politica a Francois Mitterrand, il principale artefice del disincantamento di tutti i francesi. 



21 



3. II progetto economico di Francois Morin e la gauche 



Nonostante I'ampio radicamento che, come abbiamo visto, le idee neoliberiste hanno 
conosciuto all'interno dello schieramento socialista francese, nel corso del tempo sono nate e si 
sono consolidate (soprattutto dall'inizio della crisi) posizioni di sinistra controcorrente e critiche 
rispetto a quelle dominanti. 

All'interno di "Un mondo senza Wall Street?", Morin espone una doppia visione: da un lato, 
I'analisi delle tappe fondamentali della trasformazione economica che ha convertito le societa 
contemporanee in sistemi finanziarizzati, fortemente classisti e in cui I'azione politica e stata 
completamente polverizzata dal predominio dei mercati; daN'altro, propone il ragionamento 
circa una serie di possibili riforme strutturali in grado di trasformare radicalmente I'attuale 
contesto, eliminando i rischi di un probabile e vicino shock economico, e ridando nuova 
legittimita democratica alle strutture sociali. 

Andiamo a vedere brevemente questi due aspetti del progetto economico proposto da Morin, 
sia per valutarne i caratteri principali, che per osservare le eventuali vicinanze, o lontananze, 
rispetto ai programmi elettorali delle formazioni della sinistra francese, in vista delle 
presidenziali di quest'anno. 

3.1 L'analisi del passato e del presente: il mondo con Wall Street 
// livello finanziario 

All'interno del discorso di Francois Morin, molto importante e la ricostruzione storica degli 
eventi che hanno contribuito a edificare I'attuale societa globale finanziarizzata. Anzitutto viene 
presa in considerazione la premessa teorica, ovvero il formarsi delle dottrine neoliberiste 
all'interno di un gruppo di intellettuali, economisti, matematici e giornalisti, che nel 1947 
fondano a Losanna la Mont Pelerin Society. Cosa si proponevano di fare? Essenzialmente 
pensare I'avvenire del mondo, nei successivi tre o quattro decenni, in termini di estrema 
liberalizzazione deU'economia e della societa, assieme ad una drastica riduzione dell'azione 
politica e della capacita operativa dello Stato. II gruppo, capeggiato da Milton Friedman e 
Friedrich Von Hayek, negli anni successivi avrebbe acquistato un peso sempre maggiore tra le 
elite finanziarie, politiche e militari statunitensi; favoriti dagli eventi circostanti, questi 
intellettuali avrebbero visto realizzarsi progressivamente il loro programma economico, tramite 
I'azione dei governi occidentali. 

Sono due le riforme che, secondo Morin, hanno definitivamente cambiato il sistema delle 
relazioni sociali ed economiche a livello globale. AI primo posto troviamo la rottura nel 1971 
degli accordi di Bretton Woods, con I'abbandono della convertibility del dollaro in oro e la 
soppressione del regime dei cambi fissi tra le monete piu importanti: "essa segna la prima 
grande liberalizzazione, quella dei tassi di cambio, le cui fluttuazioni da allora in poi sono 

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determinate unicamente dalla legge della domanda e dell'offerta sui mercati valutah". E' in 
questo momento che nasce il mercato di copertura dei rischi e delle assicurazioni finanziarie. In 
secondo luogo la liberalizzazione dei tassi di interesse a lungo termine. Infatti nel corso degli 
anni Ottanta, gli Stati, trovandosi sempre piu in condizioni di dipendenza dai mercati azionari 
per il proprio finanziamento, avviano una sistematica deregolamentazione del livello finanziario 
(monetario e bancario) ed economico (imprese, industria, agricoltura). In questo decennio, 
I'industria finanziaria della copertura si e sviluppata in maniera decisa, teoricamente per 
proteggere I'economia reale dagli shock causati dalla deregolamentazione. II mercato dei 
derivati e I'ipertrofica diffusione di questi prodotti finanziari inizia ora. Rappresentano 
operazioni di copertura per proteggersi dalle variazioni di prezzo. Inoltre, le banche e i 
principali istituti privati internazionali cominciano a porre nella voce "fuori bilancio" numerose 
di queste attivita, genericamente comprese sotto la voce "copertura rischi", cominciando a 
formare quel settore definito di finanza ombra, che crescera sempre piu negli anni successivi. 

Gli anni Novanta rappresentano il coronamento di questo processo, con la piena 
globalizzazione della sfera economica e I'applicazione estesa dei meccanismi finanziari a tutti i 
processi sociali e produttivi. II dato fondamentale, dichiara Morin, e "I'interconnettivita di tutti i 
suoi [della globalizzazione monetaria e finanziaria] segmenti, controllabili cosi dalle grand! 
banche internazionali". Significativo di questa estrema finanziarizzazione risulta in particolare 
un dato: nel 2008, sui mercati monetari, le transazioni concernenti I'economia reale 
rappresentano l'l,6% degli scambi interbancari del mondo intero. Come abbiamo visto nella 
premessa di questo dossier, la trasformazione in titoli finanziari, scambiabili sui mercato, 
coinvolge qualunque attivita o bene dell'economia reale; le forme della debole 
regolamentazione presente, permettono con una facilita estrema la speculazione sui prodotti 
derivati, ampliando cos! il gia forte divario tra la sfera reale dell'economia e quella finanziaria. 

Chi sono i soggetti coinvolti in questa profonda trasformazione, che ha facilitato dagli anni 
Novanta in poi il formarsi di numerose bolle speculative, dalle conseguenze progressivamente 
piu gravi (fino a giungere alia crisi attuale)? Oltre agli Stati (colpevoli di aver sottomesso se 
stessi e le societa alia finanza), Morin individua da un lato, il sistema bancocentrico, composto 
non solo da banche, ma anche da fondi speculativi e d'investimento, societa di capitali, istituti 
privati ecc, definito dall'autore come un vero e proprio "oligopolio internazionale" (sebbene 
ancora a maggioranza euroamericana); dall'altro, la responsabilita delle banche centrali 
nell'aver alimentato I'indebitamento privato e la speculazione sulle attivita finanziarie, 
iniettando immense quantita di liquidi a tassi di interesse bassissimi (mai finiti nei circuiti 
deN'economia reale). Mentre la crescita economica era limitata, i tassi di interesse erano di 
molto inferiori a questa. 

Oltre alia speculazione e al ruolo degli istituti bancari, fondamentale resta anche I'attivita degli 
investitori istituzionali, fondi pensione anzitutto. Sempre a partire dagli anni Novanta, infatti, si 
e andato affermando nella gestione di numerose imprese e investimenti di risparmi dei 
lavoratori il principio dello shareolder value, ovvero la creazione di valore per gli azionisti. I 

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fondi pensione sono le societa che gestiscono la maggioranza dei soldi concreti e virtuali 
presenti sul mercato, teoricamente con il compito di massimizzare i ricavi derivanti 
dall'investimento dei risparmi personali per ottenere la miglior uscita possibile al momento del 
pensionamento. Le riforme dei sistemi di gestione dei fondi impongono come principio guida 
nelle strategie di investimento (su cui i futuri pensionati non hanno piu alcuna certezza o 
controllo) la prospettiva di rendimenti piu elevati; si e venuto a creare un mercato 
concorrenziale nella gestione dei prodotti di risparmio a lungo termine, che spinge gli 
investitori istituzionali a rischiare sempre di piu. 

Gli investitori istituzionali procedono anche aH'imposizione, nel mondo delle imprese e 
deU'economia reale, di questi principi di redditivita finanziaria, sempre piu egemoni nei mercati 
azionari di tutto il mondo. In particolare, la finanziarizzazione delle imprese causa il 
cambiamento dell'obiettivo delle imprese: dalla produzione alia creazione di valore per gli 
azionisti. Per essere piu precisi, alia direzione delle imprese viene richiesto come regola di 
garantire una redditivita del 15%, se si tratta di aziende quotate in borsa, altrimenti del 25% se 
sono imprese non quotate. In questo modo il rischio e completamente trasferito all'azienda, si 
incoraggiano pratiche speculative e I'indebitamento crescente dell'attivita. "// mercato 
finanziario diventa lo strumento principale della hallocazione finanziaria dei capitali e gli 
investitori istituzionali ne sono i principali attoh". II rischio diventa cosl sistemico e strangola 
lavoratori e imprese. 

Le conseguenze sul piano sociale, ambientale e politico 

Questo processo di trasformazione economica porta con se una serie di conseguenze 
intrecciate e collegate, primariamente per quanto riguarda il mondo del lavoro e le sue forme, 
gli effetti suN'ambiente e sul clima, e soprattutto, I'annichilimento della politica dovuto a 
quarant'anni di pratiche neoliberiste. 

Partiamo dal lavoro. Come abbiamo visto, I'estrema liberalizzazione e la dipendenza sempre 
piu forte degli Stati dai mercati azionari ha portato ad una finanziarizzazione progressiva 
deU'economia reale e delle imprese. Queste, dovendo rispettare una quota fissa di redditivita 
finanziaria (secondo il principio dello shareolder value) ed essendo organizzate secondo la 
"gestione per obiettivi", hanno cominciato a muoversi su tre linee di sviluppo: delocalizzazione, 
esternalizzazione e flessibilita. L'azienda e I'industria hanno assunto la struttura di una "rete- 
impresa", in cui ogni segmento e parte di un portafoglio di attivita quotate in borsa: i lavoratori 
non devono piu rispettare standard di produzione, ne le dirigenze investono in formazione; la 
garanzia e sicurezza di lavoro non e piu legata all'effettiva condizione deN'impresa, "quanto 
dalla definizione degli obiettivi, dagli indici di soddisfazione dei clienti e dalla serie di indicator! 
qualitativi e quantitativi introdotti con I'aiuto delle tecnologie informatiche". Di conseguenza, il 
lavoro diventa una variabile di aggiustamento, trasferibile da un settore all'altro, da un paese 
all'altro, subendo di fatto la logica dei "licenziamenti borsistici", per aumentare le quotazioni di 
borsa deH'impresa e produrre valore aggiunto per gli azionisti e i manager. Da questo punto di 



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vista, negli ultimi quarant'anni, la quota dei salari sul valore aggiunto e radicalmente diminuita 
e con essa il potere di contrattazione dei lavoratori, a favore dei proprietari finanziari 
dell'impresa. La crescita vertiginosa delle disuguaglianze, con uno spostamento di reddito mai 
visto prima dal basso verso I'alto, diventa cosl una conseguenza inevitabile. 

Dovendo rispondere solo e unicamente agli indici di soddisfazione e ai fluttuanti umori del 
libera mercato, I'attivita economica non tiene piu conto nemmeno della sostenibilita 
ambientale. I danni climatici e agli ecosistemi sono considerati estemalita negative, 
assolutamente senza la priorita rispetto alle necessita della concorrenza. Le sole soluzioni 
ambientali tollerate sono quelle compatibili con le leggi della concorrenza totale. "Un modello 
di crescita finanziarizzato esige un'accelerazione continua e provoca spesso un utilizzo 
sconsiderato dell'energia". Morin sostiene che ci troviamo alia vigilia di una crisi energetica 
senza precedenti, che cambiera per sempre la vita materiale di milioni di persone e le strategie 
geopolitiche. 

Ma I'effetto piu grave di questo insieme di fattori, che rende impossibile agire sugli altri piani 
descritti sopra, e la polverizzazione della politica in quanto azione democratica regolatrice. 
Egemonizzati dalla dottrina neoliberista e asserviti alle esigenze del mercato, inevitabilmente i 
governi, all'esplodere della crisi del sistema bancario prima negli Usa e poi nei principali istituti 
multinazionali, hanno scelto la strada che gli sembrava piu naturale e giusta: copertura dei 
debiti privati con i soldi pubblici. Solo che cosl facendo hanno aggiunto una dose massiccia di 
indebitamento agli gia elevati livelli del proprio debito pubblico. Quindi, se da un lato le 
principali banche hanno registrato fin dai primi mesi del 2009 una ripresa dei profitti, gli Stati si 
sono visti esplodere una crisi del debito sovrano senza precedenti e annullare quasi 
completamente qualunque margine di manovra. Nota Morin come le tre strade tradizionali che 
i governi possono scegliere come possibile cura (ovvero inflazione controllata, crescita e misure 
fiscali), risultino o impraticabili o insufficient!:. 

Quello che si sta verificando oggi e uno dei tanti episodi di scontro tra il potere politico e il 
potere finanziario. Morin individua tre periodi della storia recente che costituiscono le tappe 
dell'attuale conflitto tra le due sfere, soprattutto in ambito monetario: nel settembre 1992, 
quando la speculazione cerco di bloccare il progetto euro attaccando la Gran Bretagna, 
provocando I'uscita della sterlina dal Sistema monetario europeo (Sme) e causando una forte 
scossa monetaria. L'attacco ricomincio nel dicembre '92 e nel luglio '93, senza pero centrare 
I'obiettivo, dovendosi confrontare questa volta con una decisa alleanza franco-tedesca, che 
riusci a preservare le condizioni della nascente moneta unica. II terzo e piu recente attacco si e 
realizzato in un contesto economico e politico molto differente, ma che si inserisce sulla stessa 
scia: nel 2009, approfittando della gia presente debolezza finanziaria e monetaria degli Stati, 
aggravata dagli sforzi per rivitalizzare il sistema bancario e rilanciare le proprie economie, la 
speculazione ha iniziato una nuova fase offensiva che per il momento sta volgendo a favore dei 
gruppi economici che la "dirigono". 



25 



Nelle sue conclusioni, Francois Morin denuncia come il mercato azionario e le piazze 
finanziarie, storicamente nati per supportare le economie nazionali e statali, abbiano smesso di 
avere questo ruolo. Inolte e importante secondo I'autore distinguere tra il ruolo dei mercati 
azionari e quello delle piazze finanziarie. I primi hanno funzioni molto piu limitate, legate alle 
necessita delle imprese e del lavoro, attivita che gia a partire dagli anni Novanta non 
rappresentavano piu il loro principale campo d'azione. "La funzione reale del mercato azionario 
e [essere] canale di trasmissione del criterio di redditivita finanziaria", insostenibile per 
I'economia reale. Le piazze finanziarie, o meglio le societa borsistiche private che le 
controllano, invece gestiscono le quotazioni azionarie e offrono anche servizi e prodotti. 
"Queste piattaforme sono i nodi essenziali di transazione della finanza liberalizzata e 
globalizzata [...] e il canale di propagazione del principio della creazione di valore per gli 
azionisti"; insieme ai prodotti derivati, rappresentano anche i centri di crescita delle prossime 
bolle speculative, di fronte alle quali gli Stati e le societa non avranno mezzi sufficienti per 
difendersi. 

3.2 Costruire un controprogetto: il mondo senza Wall Street 

Per sconfiggere il programma neoliberista e scongiurare il pericolo di un nuovo e piu radicale 
shock economico, e necessario, oltre all'analisi, avere delle proposte concrete da avanzare. 
Frangois Morin individua tre principali ambiti dove agire: il piano teorico e della formazione 
degli economist; la rigenerazione dell'azione politica e della democrazia sociale attraverso una 
serie di riforme; la riorganizzazione delle imprese e la rifondazione del diritto di proprieta. 
Vediamoli brevemente. 

Modificare la programmazione intellettuale degli economisti 

II punto di partenza per qualunque controprogetto alternativo al neoliberismo non pud 
prescindere da una profonda riforma intellettuale, che abbatta il dominio totalitario del 
pensiero unico nelle accademie, negli istituti economici, nel dibattito pubblico, tra i tecnici e i 
consulenti governativi. 

La dottrina neoliberista e riuscita ad imporsi per due motivi principali: il fallimento o la 
debolezza dei progetti economici alternativi, soprattutto dagli anni Ottanta in poi, con la 
progressiva sconfitta politica delle istanze socialdemocratiche e comuniste, unita all'incapacita 
di costruire un'analisi dell'esistente solida ed efficace; il forte appoggio economico che gli 
intellettuali e i gruppi sostenitori del neoliberismo hanno avuto da politici e uomini 
deN'oligopolio finanziario, riuscendo cosl ad imporsi nel mondo accademico e nel dibattito 
pubblico. Gli economisti e i tecnici della finanza vengono formati secondo un apparato 
concettuale che non ammette alternative o contraddittori; anche nell'interpretazione della crisi 
e evidente questa uniformita di pensiero. La principale linea di lettura, infatti, si fonda su una 
serie di assunti e concetti chiave: I'assunzione eccessiva di rischi da parte degli operatori e dei 
manager, il principio deN'equilibrio del mercato, gli incentivi necessari per spingere trader e 
banche a non assumersi eccessivi rischi e a ritrovare I'equilibrio. La teoria economica standard 

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o neoclassica identifica I'equilibrio concorrenziale nel mercato con I'optimum sociale. Lo 
strumento principale per favorire il determinarsi di questa situazione ideale e garantire una 
crescita costante, e I'innovazione finanziaria dei prodotti borsistici, primi fra tutti i derivati. 

Secondo Morin, trattandosi I'economia di una scienza sociale (e quindi non naturale), e 
necessario ridare scientificita anzitutto al metodo di lavoro e di progresso, con cui una 
disciplina non esatta deve procedere. Infatti, uno dei punti di maggiore debolezza delle teorie 
neoliberiste e I'essersi dimostrate totalmente incapaci di prevedere gli sviluppi delle politiche 
economiche applicate nella realta, comprendere la crisi e le sue possibili evoluzioni. Rifondare 
lo statuto della scienza economica, secondo i principi del pluralismo teorico e metodologico, 
della falsificazione scientifica, del confronto e del dibattito, anche con le altre discipline sociali 
e umanistiche, comporta anche una ridefinizione dei rapporti tra economia e societa: "si tratta 
essenzialmente di accrescere il controllo dell'economia da parte del potere politico e di non 
sottomettere piu la societa e lo Stato a interessi economici privati". 

Ripensare I'azione politica 

La visione politica di Francois Morin parte dalla definizione di quattro principi guida, su cui si 
devono basare le riforme che, dal livello internazionale a quello locale, devono andare a 
ridefinire questo rapporto economia-societa, ridando priorita alia partecipazione politica e 
sociale e all'interesse collettivo. 

Elenchiamoli brevemente. 

1) Un atteggiamento intellettuale che integra tre negazioni, ovvero cio che il controprogetto 
non deve essere: mondialista (inteso come "rivoluzione dall'alto" e totale delega alle istituzioni 
sovranazionali), localista (considerazione esclusiva della mobilitazione dal basso e dei rapporti 
sociali micro locali), nazionalista (autoritarismo politico e protezionismo economico); 

2) considerare i beni comuni deH'umanita (risorse naturali, fonti energetiche, terra, tecnologie 
ad accesso libero, conoscenza) e i movimenti sociali che li custodiscono come i cardini di un 
diverso ordinamento economico; 

3) I'organizzazione di un nuovo soggetto politico e sociale, che sia multiculturale e plurale dal 
punto di vista sociale e della composizione, in grado di imporsi nei rapporti di forza; 

4) infine, cambiare politica nella gestione dei rischi, rendendo piu concertata e controllata la 
programmazione economica, riducendo il ruolo della scommessa speculativa nella crescita 
economica. 

Detto questo, Morin procede con una prospettiva dal globale al locale, elencando le diverse 
riforme da attuare. L'immagine che viene descritta e quella di una globalizzazione verticale, in 
cui ogni livello e controllato dai livelli sottostanti fino a giungere ai movimenti di base e alia 
societa civile organizzata, principali garanti della democrazia. Non e possibile infatti risolvere 
problemi globali senza risposte globali, ne affrontare nodi strutturali senza soluzioni radicali. 

27 



Sul piano internazionale, I'autore auspica la formazione di un governo mondiale, legittimato 
democraticamente e col compito di coordinare nuove organizzazioni sovranazionali aperte a 
tutti gli Stati, che a loro volta tutelino i beni comuni attraverso I'equivalenza delle norme. Tre 
sono gli ambiti in cui I'intervento politico e civile su scala mondiale deve agire: la riforma 
monetaria, costruendo una moneta internazionale, composta da valute nazionali e locali, che 
abolisca il signoraggio monetario (per ora imposta dal dollaro Usa) e si basi su regole di 
formazione dei tassi di cambio e di interesse. Si tratta di abolire la liberalizzazione dei 
movimenti di capitale e di attuare una politica monetaria autonoma a livello nazionale o 
regionale, fissando i tassi di interesse. Questo progetto, da programmare su diversi anni se non 
decenni, si ispira alia concezione istituzionale della teoria monetaria, che pensa la moneta 
come rapporto sociale che si fonda sulla fiducia e sulla cooperazione. Cos! facendo, 
cambierebbe anche il rapporto tra creditori e debitori, imponendo una simmetria di diritti. 

Collegata alia riforma monetaria c'e la necessita di costruire una fiscalita internazionale, 
tassando tutte le transazioni e le operazioni finanziarie sul modello della Tobin Tax, garantendo 
entrate sostanziose agli Stati, rendendo anche possibile la moratoria se non addirittura 
I'annullamento dei debiti sovrani occidentali e dei paesi piu poveri. Infine, il piano ambientale: 
si tratta di bloccare la finanziarizzazione del clima e degli ecosistemi, sopprimendo ad esempio 
il mercato delle quote di emissioni di C02, procedendo a tassarle, e progettando un 
urbanesimo sostenibile. 

In secondo luogo, vengono i livelli regionale e nazionale: in una simile riorganizzazione 
internazionale, auspicabile diventa I'edificazione di macroaree integrate dal punto di vista 
politico, economico e monetario, che potrebbero costituire la base delle nuove istituzioni 
sovranazionali; cio potrebbe portare con se una serie di garanzie, attraverso unioni doganali, 
unioni monetarie, coordinamento a livello di bilancio e regolamentando il commercio 
internazionale, scomposto in circuiti regionali operanti secondo determinati criteri di utilita 
sociale ed ambientale. A livello nazionale, invece, si tratta di imporre nuovamente "/'/ controllo 
da parte dei governi del finanziamento a lungo termine dell'economia", restaurando i servizi 
pubblici, tutelando e definanziarizzando i beni comuni, inserendosi aM'interno delle 
macroregioni integrate attuando politiche economiche ispirate al principio di sussidiarieta. 
Costituendo insomma dei poli finanziari pubblici destinati a investimenti mirati e socialmente 
responsabili. 

Giungendo, infine, al piano locale e territoriale, Morin affronta la necessaria riforma dei circuiti 
di produzione e distribuzione: per rilocalizzare le attivita economiche e per combattere la 
poverta di prossimita, il principio guida deve essere quello della finanza solidale . Dietro questa 
formula ci sono una serie di attivita e di misure concrete, sperimentate in diverse aree del 
mondo con successo: produzione e consumo a chilometro zero; microcredito; istituzione di 
banche comunitarie e monete locali, scambiabili a parita con la valuta nazionale o regionale. 
Dare un ruolo maggiore alle forme della societa autorganizzata e un punto imprescindibile nella 
ristrutturazione della globalizzazione. 

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Rifondare il diritto dl proprieta 

L'altro grande pericolo ed elemento di tossicita che Francois Morin si propone di eliminare 
attraverso una riforma strutturale del sistema economico e delle sue basi teoriche e 
istituzionali e il principio della creazione di valore per gli azionisti e la finanziarizzazione 
deN'impresa e del lavoro. 

Si tratta di rifondare la struttura proprietaria stessa delle imprese e delle industrie e di 
conseguenza la stessa logica economica che dirige il mondo del lavoro, andando anche a 
toccare i meccanismi di funzionamento degli investitori istituzionali. Per abbattere lo 
shareolder value e il principio per niente egualitario con cui vengono ridistribuiti gli utili, 
I'intervento dei poteri pubblici e statali e indispensabile. Si aprono tre possibili strade: il ritorno 
alia situazione precedente gli anni Novanta, con I'abolizione dei criteri di redditivita finanziaria 
e la ricostituzione di vincoli all'agire di manager e dirigenti; lo sviluppo rapido e attualmente 
poco realistico della finanza sociale e solidale, la cui forza resterebbe comunque limitata al 
piano locale e territoriale; infine, la soluzione piu forte, la piu difficile, ma anche la piu fattibile 
ed efficace: modificare il diritto di proprieta delle societa di capitali (un'aggregazione 
complessa di entita e soggetti finanziari, il cuore deH'ipercapitalismo contemporaneo), 
ristrutturandone i meccanismi di gestione e di governo. 

II ripristino alia situazione precedente risulta impossibile perche troppo mutate le condizioni 
politiche, sindacali ed economiche: il potere contrattuale dei lavoratori organizzati e 
progressivamente scomparso, la composizione stessa della massa salariata non permette una 
prospettiva di vertenza e di organizzazione che superi la sfera locale e gli Stati hanno ormai 
margini di manovra ridottissimi a causa della crisi del debito. L'applicazione e I'estensione della 
finanza solidale e sociale possono essere pensate come soluzioni per permettere un maggior 
controllo della popolazione ai processi produttivi ed economici dei propri territori. 

Tuttavia, la riforma piu importante e incisiva resta quella del diritto societario aN'interno delle 
societa di capitali, che organizza i rapporti di potere aH'interno di questi complessi agglomerati. 
Attualmente sono gli azionisti a detenere il controllo e gli azionisti di maggioranza sono quasi 
sempre gruppi ristretti di persone, che possono decidere le strategie di investimento, gli 
obiettivi da raggiungere, come e dove scomporre le attivita dell'azienda, le remunerazioni 
salariali e le suddivisioni dei dividendi. La struttura attraverso cui agiscono e composta da 
numerosi organi direttivi che ne garantiscono I'egemonia. L'altra parte fondamentale della 
riforma e il cambiamento nella governance di gestione: Morin definisce questo nuovo tipo di 
realta "impresa partenariale alternativa", avente come obiettivo la ripartizione equa degli utili 
(attualmente nelle mani di dirigenti e azionisti) e dei rischi (attualmente scaricata addosso ai 
soli lavoratori). 

Modificare il diritto societario delle societa di capitali significa colpire al cuore gli attuali 
rapporti di potere finanziario che determinano lo sfruttamento del lavoro e deU'economia reale 
da parte dell'oligopolio bancario e del suo braccio armato speculativo. 

29 



3.3 Le riforme economiche proposte dalla sinistra francese 

Quest'anno, 2012, in Francia si svolgeranno le elezioni presidenziali previste come da 
tradizione in doppio turno, il 22 aprile e il 6 maggio. Inoltre, a giugno si votera anche per il 
parlamento. 

Sebbene, come abbiamo avuto gia modo di notare, una crisi globale richieda soluzioni globali, e 
dai singoli paesi e comunita nazionali che si pub e si deve partire. Occorre proporre nel 
dibattito pubblico europeo ed internazionale un programma di riforme dal respiro almeno 
continentale. Ed e proprio questo il caso della Francia, considerato da molti, a torto o a ragione, 
il secondo paese dell'eurozona (e dell'Llnione nel suo complesso) per importanza economica e 
politica. Come nota Brigitte Granville in un articolo su // Sole 24 Ore del 15 marzo 2012, "la 
campagna elettorale in corso e centrata sulla posizione fiscale della Francia. Tutti sono 
d'accordo sul fatto che sia necessaria una riduzione del deficit, ma ci sono molti punti di vista 
diversi su come ottenerla. La cura proposta da Sarkozy e di incoraggiare la crescita riducendo il 
peso delle imposte sul reddito dei datori di lavoro, e aumentando alio stesso tempo il tasso 
dell'imposta sul valore aggiunto. II suo principale oppositore, il leader socialista Frangois 
Hollande, vorrebbe invece imporre tasse piu elevate soprattutto sui ricchi, sul settore 
finanziario, ed anche sulle grand! aziende". 30 

Come in molti altri paesi, la mobilitazione politica e il conflitto sociale animano tutti i livelli della 
vita comunitaria, influenzando anche le campagne elettorali e la competizione partitica: in 
Francia assistiamo ad una corsa molto animata per I'Eliseo e ad una mobilitazione di base 
come non si vedeva da tempo. La sinistra francese (moderata e radicale) mostra un forte 
exploit di consensi ed una rinnovata capacita di aggregare intorno a se non soltanto i militanti 
e gli attivisti, ma anche quelle fasce sociali tradizionalmente o apolitiche o sedotte dalla destra; 
questo non significa che I'opinione pubblica stia svoltando decisamente a sinistra e che le 
prossime elezioni daranno un risultato scontato. E infatti la competizione rimane molto forte, 
anche tra le formazioni della gauche. Qui e possibile ritrovare la solita miriade di partiti e 
movimenti che caratterizza questa latitudine politica, ma due sono i candidati e i soggetti che 
hanno conquistato la scena politica: il Partito socialista guidato da Francois Hollande e il Front 
de Gauche di Jean-Luc Melenchon. Quanto i loro programmi possono essere vicini a quanto 
proposto da Morin? 

Le 60 proposte di Hollande 

Hollande non e soltanto il candidato principale dello schieramento di sinistra, ma stando ai 
sondaggi e anche quello con le maggiori possibility di venire eletto presidente della Repubblica. 
Dopo un autunno in cui ha esordito con toni e proposte molto moderate (rifiutando addirittura 
di definirsi socialista) e di ispirazione centrista, per non spaventare la classe media, a fine 
gennaio ha presentato il suo programma in 60 punti, piu vicini alia tradizione 



30 Granville Brigitte, La via senza uscita della Francia, in II Sole 24 Ore, 15 marzo 2012 



30 



socialdemocratica. Alcuni hanno rievocato, positivamente o negativamente a seconda della 
posizione da cui si legge questa strategia, il programma socialista con cui Mitterand venne 
eletto nel 1981 (senza poi rispettarlo tra I'altro). Hollande ha esordito dicendo: "// mio vero 
avversario non ha un nome e non ha un viso. E' il mondo della finanza" , e le proposte che fa 
sembrano mirare quanto meno ad una sua regolamentazione decisa e ad un ritorno dello Stato 
nella ricostruzione del welfare. 

Quattro punti cardine per colpire la finanza: una tassa sulle transazioni finanziarie (condivisa 
anche da Nicolas Sarkozy, attuale presidente e suo principale avversario); un fondo 
d'intervento europeo piu ricco e flessibile dell'attuale Efsf e del futuro Esm; un'agenzia di rating 
europea e pubblica; la costituzione di un sistema bancario ispirato alia narrow bank, vale a dire 
istituti ad attivita limitate, e la separazione tra attivita di deposito e di investimento. Sul piano 
interno, Hollande propone la costituzione di una banca pubblica d'investimento, a sostegno 
della piccola e media industria; misure penalizzanti nei confronti delle aziende che 
delocalizzano; un aumento dell'aliquota Irpef dal 41% al 45% per i redditi superiori a 150 000 
euro annui e qualche settimana fa ha addirittura annunciato di imporne una del 75% per quelli 
superiori al milione (affermazione semi smentita dal suo responsabile per la finanza). Inoltre: 
costruzione di un milione di alloggi popolari; creazione di 12 000 posti all'anno nella pubblica 
istruzione (per un totale di 60 000 in cinque anni), mille nella polizia e nella giustizia e 150 000 
nuovi contratti agevolati per i giovani; c'e da precisare che non si tratta nuovi posti di lavoro, 
ma di una grande operazione di mobilita lavorativa. Pensa ad una revisione della riforma 
pensionistica con un ritorno ai 60 anni e ai 41 di contributi e ad una indicizzazione per acqua, 
gas ed elettricita e, infine, si propone di dare nuova linfa e forza ai servizi pubblici francesi. 

Oltre a queste proposte economiche (il perno della sua ipotesi di governo), il programma 
socialista prevede anche una serie di riforme in campo educative sindacale (dando maggior 
peso alle organizzazioni dei lavoratori ed estendendo diritti sindacali a quelle categorie ora 
escluse) e dei diritti civili (matrimonio e adozione per le coppie omosessuali, eutanasia). 

Per il momento queste promesse sembrano dargli forza, ma molti si domandano quanto il suo 
programma sia effettivamente un progetto di riforme concrete e non invece una serie di 
dichiarazioni elettorali che manterra solo in parte una volta eletto. Hollande infatti si e 
mostrato troppo instabile e dai cambiamenti di opinione molto repentini: da destra lo accusano 
di populismo, incoerenza e di aver dichiarato guerra alia classe media; da sinistra, di 
inconsistenza, falsita e di aver rincorso le formazioni piu estremiste per bloccare I'emorragia di 
voti verso di loro (senza riuscirci secondo i sondaggi). 

"Una sinistra unitaria piuttosto che solitaria" 

E' uno degli slogan della campagna elettorale di Jean-Luc Melenchon e del Front de Gauche 
(Fronte di Sinistra), il cartello politico che unisce tre formazioni della sinistra radicale francese e 
che ha prosciugato i consensi delle altre micro formazioni ecologiste, trotzkiste ed 
anticapitaliste. II suo programma, la sua oratoria, il successo delle mobilitazioni del Fronte, 

31 



hanno portato alia ribalta per la prima volta da anni un'estrema sinistra capace di attrarre i 
socialisti non convinti da Hollande, parte dei ceti popolari da quindici anni vicini aU'estrema 
destra del Front National e i militanti delle altre formazioni stanchi della frammentazione. 
Attualmente, i sondaggi danno Melenchon tra il 10% e il 12% e non e del tutto falso che il suo 
successo e riuscito ad imporre una serie di tematiche al dibattito nazionale, legati 
principalmente alia giustizia sociale ai tempi della crisi (ad esempio le dichiarazioni di Hollande 
sulla tassazione radicale dei ceti piu ricchi o quelle punitive di Sarkozy rispetto agli evasori 
fiscali). 

II programma politico del Front de Gauche richiama le proposte lanciate dalla sinistra radicale 
in molti altri paesi europei, riscuotendo sempre un discreto successo. Nonostante la accuse di 
populismo che gli vengono da piu parti (compreso il Ps), la sua forza e data dalla concretezza 
(apparente o reale) con cui lancia una serie di proposte. Elenchiamole schematicamente: 

• la messa in discussione del debito (definito come "illegale") e la richiesta di una 
moratoria o di un abbattimento di questo; 

• la critica verso la costruzione com'e stata fatta finora dell'Llnione europea, in particolare 
chiede una revisione dei trattati economici e monetari; 

• tasse drastiche ai ricchi (sopra i 150 000 euro in particolare) e sulle transazioni 
finanziarie; 

• reddito di base garantito e costituzione di una cassa di sicurezza sociale, che abbatta la 
precarieta e garantisca soprattutto ai giovani di potere studiare e lavorare avendo 
garantita la stabilita economica; istituzione di un salario minimo; 

• penalizzazione per le imprese che delocalizzano e riforma organizzativa interna alle 
aziende, attribuendo maggiori prerogative di controllo ai lavoratori; 

• riforma del sistema agricolo francese, attraverso la frammentazione dell'agroindustria e 
la costituzione di filiere produttive e distributive piu brevi; 

• ripristino dei servizi pubblici nel campo dei trasporti e della sanita anzitutto, attraverso 
la costituzione di un polo finanziario pubblico, ma anche proposta di riforma 
dell'educazione e revisione della riforma pensionistica ispirata ai dettami europei; 

• una "piattaforma ecologica", che porti al superamento del nucleare come prima istanza, 
garantisca la definanziarizzazione dei beni comuni e porti al controllo pubblico sulle fonti 
energetiche. 

In aggiunta a queste proposte, anche il Fronte prevede una serie di misure in campo di diritti 
civili e laicita dello Stato, oltre che una riforma costituzionale che abolisca il sistema 



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presidenziale e renda la Francia una repubblica parlamentare ("sard I'ultimo presidente delta 
Repubblica", ha dichiarato Melenchon). 

Sebbene realisticamente il Front de Gauche non abbia nessuna possibility di passare al 
secondo turno, in ogni caso il suo risultato influenzera necessariamente la politica francese, in 
particolar modo nel caso di una vittoria socialista al secondo turno (data come molto probabile 
nei sondaggi). 

Quel che e certo e che per la Francia si sta per aprire un periodo molto difficile e di transizione 
verso un modello economico-sociale diverse Solo un progetto politico articolato pub garantire 
governabilita e prospettiva in una fase cosl delicata, tenendo conto del fatto che fino ad ora la 
politica ha invece vissuto giorno per giorno senza comprendere quel che succedeva nella 
societa e nell'economia. 



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Bibliografia e sitografia generale 

Frangois Morin, tin mondo senza Wall Street?, Marco Tropea Editore, Milano 2011 

Gallino Luciano, Finanzcapitalismo. La civilta del denaro in crisi, Einaudi Editore, Torino, 2011 

Gallino Luciano, Con i soldi degli altri. II capitalismo per procura contro I'economia, Einaudi 

Editore, Torino, 2009 e 2010 

Giannuli Aldo, 2012: la grande crisi, Ponte alle Grazie, Milano, 2010 

Massimo Amato, Luca Fantacci, Fine della finanza, Donzelli Editore, Roma 2009 

Nouriel Roubini, Stephen Minim, La crisi non e finita, Feltrinelli, Milano 2010 

Giulio Sapelli, La crisi economia mondiale, Bollati Ringhieri, Torino 2008 

Rand Smith, Nationalizations for what? Capitalist power and public enterprise in Mitterrand's 

France, in Politics & Society, vol. 18, n°l, marzo 1990, pp. 75-99 

Bliek Jean Gabriel, Parguez Alain, Mitterrand's turn to conservative economics, in Challenge, 

vol. 51, n°2, marzo 2008, pp. 97-110 

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Galeazzi Floriane, 1983: le tournant en question 

http://www.jean-luc-melenchon.fr/ 

http://www.parti-socialiste.fr/ 

http://www.youtube.com/watch?v=xlOHqNeYE3Q (video promo realizzato da Marco Tropea 

Editore) 

http://blog.panorama.it/mondo/elezioni-francia-2012/ 

Milanovic B., Worlds Apart. Measuring International and Global Inequality, Princeton University 

Press, Princeton 2005 



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